Un’ altra giornata.
Ci eravamo lasciati ieri pomeriggio. In quella che era una giornata particolare, di relax. Una volta tanto, qualche coccola.
Prima di cena sono uscito con Rachel, la ragazza irlandese, abbiamo girato un pò la città, in cerca di uno di quei negozi che ti vendono alcolici. Fuori faceva fresco. Non freddo, ma vento. Alla fine l’ abbiamo trovato. Abbiamo preso 4 birre in tutto, due lei, due io. Siamo rientrati. Ho cucinato I miei spaghetti. Veramente un’ impresa. Quel cazzo di tonno alla TAI (pepperoni inside forse..e che altro ?). Niente sale grosso, e chi cucina divinamente gli spaghetti sà cosa voglio dire. Insomma, qualcosa ho preparato. Direi il massimo che si poteva ottenere con quei pochi ingredienti . Ah..per la cronaca, avevo anche della salsa di pomodoro. Appena aperta ho scoperto che era orrido Ketchup: loro la spacciano per sugo, è tutt’altro.
Una birra, poi l’ altra. Lei si meraviglia molto della mia velocità nel berle. Due Heineken per me. Il pensiero corre subito a quell concerto vinto e non visto, proprio grazie alla famose bottigliette Verdi. Eppure è destino, la sera che avrei forse potuto vederlo, 30 feriti a Mestre per il crollo della struttura. Pazienza.
Torniamo a noi,
Insomma non male che un’ irlandese (popolo di assatanati bevitori) si meravigli della velocità di consumo alcolico !
Abbiamo alzato le chiappe e raggiunto una coppia di ragazzi americani (Arizona) al LAVA, un locale in città. Non c’era molta gente. Un buttafuori Maori simpaticissimo.
Altro giro. Ho cercato di parlare con tutti. E’ bello riuscire a essere ironici in inglese così come in italiano.
Fuori pioveva, siamo rientrati in ostello.
Ho notato come fino ad ora siano molto incuriositi gli americani per noi italiani. Gli altri, tranne gli europei, non hanno poi questo gran interesse. Insomma fino ad ora I KIWI non sono sembrti così eccezionalmente interessati. Ma non serve farne un fascio. Saranno quelli capitati a me. I Maori sono un’ altra cosa. Gentilissimi, disponibili, con una serenità e una affabilità unica. Davvero.
Veniamo ad oggi, 22/06.
Mi sveglio presto. Alle 8 sono in piedi. Rachel se ne sta andando, da qualche parte fuori città a vedere alcune sorgenti termali. Faccio il check out.
Mi decido a farmi un’ altra sessione alla SPA prima di andarmene da Rotorua.
Ci vado.
Molto particolare, pioviggina. Quindi acqua calda e pioggia fredda. Sensazioni uniche.
In vasca, conosco due ragazzi Maori. Uno dei due, appena sente che sono italiano mi racconta che è stato a Brescia. Scoprirò che è un giocatore di Rugby professionista.
Parliamo dell’ Italia. E’ stato a Verona. Adora le donne italiane. Qualcuno (ndr: indovina chi..), gli ribatte che sono stronze, come poche alter sul pianeta, lui ride….
Sono stato benissimo in sua compagnia, era molto amichevole, cosa che non capita spesso. Quando esce dalla vasca, ci tiene a darmi la mano e mi augura il meglio per questo viaggio. Mi chiede se mi piace il paese. Quando sente che il mio modo di restare affasciani da un popolo è anche quello di non misurarlo in base a quanto antica è la sua storia, ma quanto sono profonde le sue tradizioni, vedo che diventa fiero. E’ questo che mi piace di loro, la fierezza di un popolo guerriero, e chi li rispetta diventa immediatamente accettato, piuttosto ben voluto.
Così lascio la SPA, faccio una degna colazione in un bar italiano, tanto per sentirmi quella skifosa musica di Tiziano Ferro, e prendo un English tea. Guardo gli ultimi souvenir. Riparto.
Sono le 10.30 del mattino. Voglio scendere a SUD. Non so dove, non so per che ora. Vorrei fermarmi quando voglio.
Prendo la motorway 1.
Arrivo dopo un pò a TAUPO. Il più grande lago neozelandese. Sono molto curioso, ma conoscendo un lago come il Garda, non mi stupisco anche se assomiglia a un mare.
La strada è molto bella. Comincia ad esserlo. Colline, saliscendi pianeggianti, dolci.
Un pò di pioggia. Un pò di più. Sempre di più. Si colora il paesaggio lentamente.
Il lago è lì. Molto mosso. Gran vento. Imponente. Onde. Che onde. Sono molte, Il cielo cupo, nuvoloni. Ti si presenta davanti molto impetuoso, diverso da un posto turistico, ma è perchè è inverno.
Percorro la strada che lo costeggia, sempre la motorway 1. Curve dolci, a bordo strada le onde bagnano le spiaggette. Soffia il vento, ancora pioggia. Sono molte curve.
La fotocamera si sputtana letteralmente. Non starà dietro a tutte le foto che sto facendo. Mi dice “errore obiettivo”. Mi devo fermare. Controllo e ricontrollo, Non c’è verso. Fuori uso. In nessun modo funziona. Mi prende quello sconforto tipico che sovviene quando le cose non vanno, e ci tenevi. Non puoi farci un cazzo di nulla. Niente. Rassegnarti. La fortuna è che ho la buona vecchia CANON G3. Che fotocamera. Sempre al mio fianco, da una vita. Tutta la mia vita (non esageriamo, però buona parte). Non potrò collegarla al portatile. Pazienza. Male foto quelle si, quelle riesco a farle.
Così riparto dopo 20 minuti di sconforto durissimo. Vero. Non si può immaginare.
Finisce il lago.
Comincio ad avvicinarmi a Tongariri, un area montana, eletta a riserva, dove la natura regna sovrana. Cime isolate. Mi dovrebbe aspettare la neve. Si. E’ la montagna più alta dell’ isola del nord e li dovrebbe vedersi.
Ci arrivo. Ci vorranno 40 km di paesaggio assurdo. Una strada molto articolata. Isolata. Unica. Sbarre. Si, la possono chiudere per brutto tempo e neve. Continua a pivere tanto, soffia un vento fortissimo. Comincio a mettere a dura prova la Canon. Lei è perfetta. Non sbaglia uno scatto. Comincio a chiedermi se non sia un caso che sia successo il problema all’ altra. Capita che a queste cose ci creda. Si. A volte.
Faccio la strada. Mi chiedo…e se mi succeed qualcosa ? Fortuna che ho benzina quanto basta, il paesaggio è incantato: montagne innevate ai fianchi, e questa strada che passa per una specie di prateria sconfinata. Unico riferimento l’ asfalto di questa strada. Unica. Sola. E solo io. Dentro la macchina. Ti si sormonta dentro l’ impensabile, sei al di fuori di tutto, senza niente, tu. La strada, e questo sconfinato orizzonte, immense distese di cespugli. Le montagne impetuose, le nuvole cariche e grigie, sopra le cime. Foto ne ho fatte, ma le sensazioni, quelle no, non riesci a costringerle in una pellicola, in una scheda.
Ci sono cartelli allucinanti, tipo: “zona di esercitazioni militari, per la vostra sicurezza restate a bordo”. Si incrocia qualche macchina. Ma per lo più ci sono io. In sottofondo due cd, di musica b-side neozelandese, suggerita dal mio amico autostoppista. Stupenda colonna Sonora. Si Sposa col cuore che batte, quando comincia a pensare che “non ti senti sicuro” in un posto come quello.
Si addolcisce il paesaggio, le sbarre, segnano la fine di questa unica strada. Ti sei lasciato alle spalle un pezzo di “nulla”. Che effetto. Che sensazioni.
Da li a poco comincia un paesaggio diverso. Colline. Che splendide colline, Prendi una matita, comincia a spostarla leggera e con gentilezza su un foglio e segurirai I lineamenti di questo splendido paesaggio. Verde. Dovunque verde. Erba, non alberi. Metti verde ovunque e cominci a non smettere di vederlo. Anche nello specchietto della macchina. Cominciano I ruscelli. Pecore. Non è facile dirlo, ma sono veramente un’ allucinazione. Tante. Tantissime. Stupende. Come, sassi, presneti nel paesaggio. Sempre a mangiare. No, credo riescano anche a vivere il paesaggio. Si, fortunate. Ferme.
Comincio a integrarmi in questo paesaggio. Il mio amico autostoppista l’ aveva detto..questa zona è quella che maggiormente gli piace del suo paese. Avrà ragione…non so, non ho visto il resto.
Comincio però a capirlo. Mi sorprendo davanti al cielo che si apre all’ improvviso, e che tra nuvola e nuvola, lascia posto a un pò di sole. Si riesce a vedere un arcobaleno ovunque. E’ una magia, ne ho visti più qui, che in tutta la mia vita. Mi piacciono un mondo e mi fermo a fotografarne qualcuno. Belli ! Sembrano necessary, per mettere una confezione unica a questo paesaggio.
Pochissimi alberi, solo verde. Le colline assumono forme stranissime, alcune a punta, alcuni panettoni isolati, mi diverto a fotografarli. Mi sento ispirato.
La cosa allucinante di tutto questo, è la strana sensazione che ti trasmette. A me capita in montagna, sulla neve, di non riuscire a pensare a nulla. A nulla. Qui, la stessa cosa, km e km di strada, senza riuscire a cominciare un ragionamento, ma solo percepire quello che ti sta attorno. Niente di più. Mi durerà qualche ora questa sensazione. Mi sembra assurdo, ma è così. Però sta per finire. Le ore passano. Come per magia, gli sbadigli di quando ero al lago sono solo un ricordo. Lontano. Non esagero, è come fossi rinato.
Piano, ma arriva, qualche segno di civiltà, I primi paesi, e poi il paesaggio sfuma, e seppur meraviglioso, si fà più monotono. Meno armonico. Comunque bello, ma si ritorna “alla realtà”. Nel frattempo ho macinato un’ infinità di strada. Il mio obbiettivo è la capitale Wellington, a questo punto solo 200 km di strada. Me li faccio, prima però mi fermo a fare benzina. Mi prendo qualcosa da mangiare. Riparto. Rigenerato.
Rimetto la musica, che bella ! Comincio a farmi storie con la mente. E penso a quello che ho visto.
Il tempo vola. Wellington si avvicina.
Ci arrivo, col Calare del sole, anzi col buio.
Finisce l’ autostrada. Ci sono Poche uscite. Arrivo praticamente diritto al centro. Prima però, vedo il mare, quello che separa le due isole. Bella, bella illuminata !
In pochi minuti trovo la strada per l’ ostello. Mi fermo, prendo il letto.
Mi accorgo di essere stanco, distrutto.
Bevo una birra, due chiacchere. Comincio di getto a scrivere questo racconto, mentre sono ancora con la testa in mezzo al verde.
Ho letto I vostri commenti, mi piacciono moltissimo, e anche se siete lontani mi rendete sereno con le vostre battute.
Ho concluso di scrivere, sono le 22.45 circa. Non avrò foto oggi, per via della macchinetta guasta. Con l’altra, come dicevo, nisba, finchè non trovo una soluzione.
Non so se ci credete. Io si. Sono convinto cioè che oggi doveva andare così, dovevate leggere, non vedere le foto. Vi avrebbero dato una semplicissima immagine superficiale, che non è quella che vorrei trasmettervi con questo racconto.
Spero di esserci, anche in minima parte riuscito. Scrivere non è mai facile, figuriamoci poi a raccontare cose come queste.
Come capirete, il racconto della giornata, ha volutamente scansato le cazzate e I gossip vari. Merita così, oggi.
Ho fatto veramente un fracasso di strada oggi. Tantissima.
Ma se avete percepito da questo racconto quello che volevo trasmettervi, sono sicuro che mi capirete quando vi dico che sari pronto a ripartire. Subito !
A presto, dalla Nuova Zelanda per oggi è tutto.
Andrea.
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3 commenti:
Nemmeno un commento a questo post ?!?!?!?!?!?!
Miiii come me la sono presa..
Facciamo allora che chi non partecipa a questo post non vedrà le foto :-D
ma quanto scrivi??? :))
Ma nn gli hai fatto na foto a sta Rachel? :)
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